Il rilancio economico dell’Italia passa anche dall’introduzione del salario minimo garantito

L’Italia è tra i pochi paesi dell’Unione Europa, 6 su 27, a non prevedere un salario minimo garantito nel proprio ordinamento. Introdurre una misura di questo tipo contribuirebbe notevolmente a garantire un equo compenso per tutti i lavoratori italiani, a prescindere dal proprio settore e dagli accordi collettivi stipulati dalle singole categorie, oltre ad abbattere ulteriormente la povertà e a disincentivare il lavoro in nero. Un potenziale circolo virtuoso che, con l’aumento del potere d’acquisto medio, gioverebbe anche alle imprese presenti sul nostro territorio. 

L’Articolo 1 della Costituzione ci ricorda che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Lavoro, e i tempi sono più che maturi per dimostrarlo con un gesto concreto e coerente con il primo pilastro della nostra carta costituzionale. 

Ho sentito tante forze politiche parlare di stipendi adeguati e dignità dei lavoratori, adesso è il momento di scoprire chi fa propaganda e chi invece è pronto a svolgere azioni concrete.

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